Miteni spa: l’azienda vicentina tra veleni e amministrazioni cieche

Ormai è un dato di fatto che la Miteni spa, azienda chimica di Trissino, Vicenza, sia la principale responsabile per aver usato un sistema di smaltimento illecito dei residui di lavorazione. In fatti per quanto riguarda le falde acquifere si parla di un alto tasso di inquinamento che supera il livello “consentito” di ben dieci volte. Come è noto i Pfsa oggetto di contaminazione, non hanno limiti ambientali e tantomeno di utilizzo potabile e il disastro ambientale attualmente si estende per ben 180km interessando tre province: Vicenza, Verona e Padova.

Una situazione critica che, allo stato, sembra comunque destinata a rimanere invariata, dal momento che le acque di raffreddamento degli impianti della Miteni, contenenti concentrazioni di sostanze perfluoroalchiliche, vengono tuttora sversate nel torrente Poscola, senza trattamenti efficaci, con conseguente diffusione a valle dei contaminanti ivi presenti.

In tal modo viene di fatto vanificata sia l’attività dei venti pozzi barriera, posizionati nell’area interna e a sud dello stabilimento, con il continuo emungimento delle acque e l’uso di carboni attivi, sia l’attività del depuratore di Trissino, in cui vengono convogliati gli scarichi aziendali.

Sulla base degli accertamenti effettuati, che hanno posto in evidenza il dato per cui il 97% dell’apporto di Pfsa scaricati nel Fratta – Gorzone proviene dagli scarichi della Miteni nella fognatura e quindi nel depuratore di Trissino (senza considerare gli altri scarichi inquinati da Pfsa che la Miteni scarica nel torrente Poscola) – allo stato – risulta sufficientemente acclarato che proprio da questo sito giunge la quasi totalità dell’inquinamento dei PFAS nell’area del vicentino.

Dunque un disastro ambientale che rischia di trasgredire nell’orrenda piaga amministrativa che ancora oggi tenta la via della burocrazia. Appunto resta la lungaggine delle procure della Repubblica che, nonostante i vari esposti e referti, organizza un pool di esperti. Ma l’imbarazzo arriva dalle amministrazioni locali, dall’impegno portoghese di alcuni sindaci che si sono allontanati dai loro elettori, le quali continuano a sottrarsi ad ogni confronto con i comitati cittadini difronte ad un simile disastro ambientale.

La Miteni spa di Trissino andrebbe chiusa immediatamente e bonificata, il disastro ambientale secondo alcuni esperti in materia di disastro ambientale ammonterebbe intorno ai 2 miliardi di euro, questa prorompente stima, di conseguenza, consentirebbe una bonifica del territorio del 70% nei prossimi vent’anni.




Facebooktwittergoogle_plusredditpinterestlinkedinmail
Inline
Inline